La vita ai tempi del covid19: coltiva buone abitudini e STAI a CASA!

Vi sembra di essere in district9? Confinati a casa? Mah non era quello che sognavate? Stare in casa a fare un belino abbracciati al divano? Come dite? Che nei vostri sogni non c’erano anche i 3 figli e il coniuge? O la mamma che cucina dalle 8 di mattina trasformandovi in oche da foie gras?

Probabilmente nn in molti sono abituati a una solitudine cosi prolungata, o a una convivenza forzata con i membri della propria famiglia. Dai ammettetelo che vi sembra di essere nella casa del Gf ma preferireste avere in casa Malgioglio che degli annoiati pargoletti che nn potete nemmeno rifilare alla tata o buttare al parco sulle altalene! E la cosa peggiore é che potrete chiudervi al cesso quanto vorrerte per fare le nomination ma nulla, non esce nessuno da li, per ancora un bel pó si resta tutti in casa!

Ma c’e’ dello Yin in questo Yang?

Ma riusciamo a trovare qualcosa di buono in tutto questo caos? in tutto questo periodo di perdite economiche e di vite umane? In cui ci rendiamo conto come italiani di essere sempre più lasciati soli da un’europa di cazzoni che non ci merita? Forse non è tutto uno schifo però e qualche insegnamento ce lo porteremo dietro nel tempo.

Il galateo

Lavarsi e ognuno al suo posto. Questi buoni insegnamenti spero che non vengano portati via nuovamente dal tempo,  e che dopo l’ansia da codiv19 rimanga cmq il buonsenso. Baci abbracci il toccarsi, ma perchè??? Io sono anni che mi preparo all’arrivo del virus. NON E’ IGIENICO!  Sta sù de doss! Dare una mano è già gran segno di confidenza e rispetto. Abbracciare chi veramente vuoi abbracciare. Baciare chi veramente vuoi baciare. Si darebbe più peso ai gesti, visto che oramai il peso delle parole si è perso da tempo. E poi veramente hanno dovuto fare un decreto per dirvi di lavare le mani? Rivedrei un attimo i vostri canoni di pulizia. Vedete che facevo bene a non abbracciarvi???

Ritorno al passato

La cosa che piu stupisce e rende surreali le città è il silenzio, l’assenza di traffico, il ritmo lento. Sembra che tutto abbia fatto un balzo indietro di 40 anni, tranne l’economia che per parecchio rimarrà bloccata sulla crisi del 29. Il tempo passato in famiglia, e quanti di voi hanno rispolverato i mazzi di carte? pranzare insieme, cenare soprattutto insieme. da quanto non succedeva? ascoltarsi, parlarsi raccontarsi.  Avere il tempo di cucinare, di leggere, di scrivere. Finalmente si tornerà alla buona abitudine di sapersi annoiare.  Insegnamo ai figli la incommensurabile gioia del dolce far nulla. Avete voluto riempirgli le giornate  di corsi di inglese, francese, arabo, cinese, tennis, pallacanestro, calcio, corso di musica e di pittura pur di non averli in casa a “fare niente”? bene! ora riscopriranno che cosa vuole dire essere bambini e non dei prodigi ambulanti, iperattivi e iperstressati gia’ a 5 anni. La noia. Una benedizione per chi non ha paura di stare solo con sè stesso e non ha bisogno di riempirsi la vita per sentirsi realizzato.

E a commuovere una intera città e milioni di persone sui social è stata una tromba solitaria di Raffaele Kohler  che ha suonato una canzone del 34. Del 34 signori. Non Fedez. Non Ultimo. Non Achille Lauro. Ma Giovanni D’Anzi. 1934. E il trap MUTO. E tutta Milano l’ha cantata. E ha proseguito con Volare. E tutti sapevano le parole. 1960.

Inversione di ruoli

Questo clima apocalittico ha portato una quasi inversione dei ruoli: i figli inchiodati ai computer, cellulari e chiusi nel loro mondo, sono stati costretti a riscoprirsi parte di una famiglia, hanno imparato a giocare a carte e hanno rispolverato i giochi in scatola di quando erano piccini, i genitori d’altro canto hanno dovuto mostrarsi creativi coi piccoli per fargli passare il tempo, tecnologici coi più grandi per poterli vedere a distanza. Gli anziani hanno imparato a usare la tecnologia, i miei mi chiamano su whatsapp, organizziamo anche cene insieme, io al cellulare, loro seduti a tavola a vedere L’eredità e cerchiamo di indovinare insieme la parola. Non mi succedeva dal 2004. Forse è vero che ci ha separato in casa questo Coronavirus, ma ci ha resi molto più uniti. Ci preoccupiamo non solo per noi ma anche per i nostri cari. Sentiamo amici, solo per sapere se stanno bene.

Dare a Cesare quel che è di Cesare

Quando tutto questo finirà voglio una standing ovation per tutti quegli eroi in prima linea che non hanno mantelli, ma hanno sì delle maschere per proteggersi, anche se a volte purtroppo non sono sufficienti. Infermieri, medici, sanitari, o semplici volontari che lottano lottano lottano lottano non dormendo, non mangiando, e che anche se con paura senza sosta fanno in modo di salvare più vite possibili. Perchè noi italiani mettiamo SEMPRE la vita di tutti al primo posto. Non siamo i tedeschi. Non siamo gli inglesi. Moriremo di fame. Ma con cuore e con l’onore. Non siamo numeri, statistiche. Bravo Mattarella. Per una volta hai avuto buon senso. Si inculi lo spread. Si inculi la borsa.

E per fortuna non ho letto post dicendo Speriamo in Dio, Ringraziamo Dio e tutti i santi. Perchè direi che a questo punto anche il più fervente di tutti i credenti si sarà reso conto che se un dio esistesse non siamo la sua specie preferita. E che se sta male prega di trovarsi un buon medico, non dell’acqua santa.  Impariamo a dare a Cesare quel che è di Cesare. E a Dio quel che è di Dio. Sulle cose serie facciamo riferimento a Cesare.  Santifichiamo gli operatori sanitari. Loro di sicuro lo meritano. Intanto che sieta a casa una lettura che consiglio a tutti “Il lamento del Prepuzio“. Cosi’ giusto per avere un punto di vista alternativo.

Tra sogni e progetti

Ieri era sabato sera. Aperitivo tra amici. Rigorosamente in skype. Si parla, si mangia, ci si ubriaca, si dicono cazzate. Si aspetta il rientro di una amica infermiera per chiederle come è andata la giornata. Si parla di quando ci rivedremo di nuovo dal vero, tutti insieme, si fanno progetti per le prossime vacanze, anche se nessuno sa quando saranno. Siamo italiani, santi poeti e sognatori.
In un bellissimo messaggio oggi Vecchioni ha citato alcuni stralci del suo celebre brano Sogna Ragazzo Sogna. Semplice. Pulito. Un concetto di speranza come deve essere. Niente pomposita’ . Un signore anziano con lo sfondo di una milano silenziosa. Un uomo grande. Colto. Umano. Dal cuore enorme. Che con le sue parole mi ha fatto tremare il cuore. Non arrendersi. Sognare. Crederci. Ci sara’ un POI. Sognamo come sara’. E realizziamolo.

Stringi i pugni, ragazzo
Non lasciargliela vinta neanche un momento
Copri l’amore, ragazzo
Ma non nasconderlo sotto il mantello
A volte passa qualcuno
A volte c’è qualcuno che deve vederlo

 

Non so quando potrò tornare a casa. Rivedere i miei. Il mio fidanzato. Soprattutto la mia gattina. non so quando smetteremo di guardarci l’un l’altro con il terrore e la paura di essere contagiati. L’avrai? non l’avrai? “Dagli all’untore!” diceva Manzoni. Ora lo chiamiamo Il paziente 0. Spero ne usciremo in fretta. Anche se non so quando.
Ma so che quando usciremo da questo incubo, saremo tutti più grandi, più uniti e più consapevoli.

Shit happens. Non sempre solo agli altri. Impariamo ad apprezzare di piu’ le fortune che abbiamo. La vita che abbiamo. Perche’ e’ tutto dannatamente cosi’ fragile e imprevedibile. Che questo momento non sia solo un evento storico. Ma che sia una vera epifania per ognuno di noi. Che ci insegni il peso vero di ogni singolo istante. Non diamoci la mano. Ma stiamo uniti.

Questo corona virus lo vincera’ la semplicita’. La casa. La famiglia. Noi stessi. L’attesa. La speranza. L’amore. E Netflix. Perche’ se no prima del coronavirus ci ammazziamo tra di noi. 🙂