Vivere e non sopravvivere. Fegato e Bile, quando avere il coraggio di decidere è fondamentale per la propria salute.

Arrivare ai 40 anni è stata una di quelle esperienze mistiche che non avrei voluto vivere per ancora molto molto tempo. IO 40enne??? IO??? l’eterna ragazzina che non si trucca, non si veste da donna, che quando lo fa sembra una caricatura, che deve ancora decidere cosa fare da grande, che….insomma cazzo io a tutto questo non ero pronta. Guardate, giusto per dirvi, ero più preparata a una pandemia che ai miei 40 anni. Io che amo le distanze, odio gli abbracci, i baci e i luoghi incasinati.

E ovviamente è arrivata ANCHE la pandemia. Vaya año de mierda!

Però come tutti ho avuto molto tempo per fare valutazioni in questo periodo di lockdown. Valutazioni che la vita frenetica di tutti i giorni non ti permette di fare, nè forse serve fare quando tutto ha un suo ritmo e una sua routine.

A parte essersi rifatti vivi personaggi che non sentivo da decenni, e che nella maggior parte dei casi potevano rimanere dove stavano, ho scoperto lati di alcune persone che mai mi sarei aspettata.
Una pensiero ha unito e fermato il mondo: la paura di morire. Anche a questo ero pronta. Sono ipocondriaca, la paura di amalarmi e morire mi accompagna ogni fottuto giorno,  da tanto di quel tempo che non penso ci sia stato mai un momento nella mia vita in cui non mi abbia accompagnato.

La morte è una cosa che mi atterrisce più del dovuto probabilmente. Sento di avere così tanti motivi per vivere che la fine di tutto sarebbe inaccettabile. E’ inaccettabile. Forse proprio perchè ancora non riesco a staccarmi dalla me 20enne. E mi sento sempre troppo giovane. E per questo vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo. La mia paura di morire non è perchè cesserei di esistere, ma solo perchè ho un miliardo di cose che voglio fare, provare e sentire. Io non ho paura di morire in realtà. Ho solo una gran voglia di vivere.

La la gente ha paura più di vivere che morire. Ha paura di osare. Di lanciarsi, di provare, di agire. Ha paura di sentirsi libera e accetta più facilmente un lockdown, e lo trova persino più sensato, di godersi gli attimi e vivere.

Tante persone che ho sentito in questo periodo mi hanno detto: quando si potrà fare… e via all’elenco delle cose che avrebbero voluto fare e non hanno mai fatto.  Non le farete cmq. Ve lo dico. Se avete aspettato una pandemia per farle, finita la pandemia tornerete gli stessi di prima. Stessa vita, stessa routine, stessi rimpianti. Stesse scuse che vi hanno impedito di fare le scelte che avreste forse voluto fare, ma che avete messo in secondo piano rispetto alle scelte che avete fatto realmente.

Siete incastrati in un loop.
A volte mi chiedo perchè le persone non facciano la vita che vorrebbero. Eppure si costruiscono una immagine di sè da pirati, da mascalzoni, da avventurieri, da indomiti cavalieri, da belli e dannati(e raga, ve lo dico, almeno per essere belli e dannati dovreste avere una delle due caratteristiche…)

L’altro giorno uno mi ha detto che siamo due anime ribelli. Uno che fa sembrare l’ing Filini un temerario stravagante. Uno che la cosa più trasgressiva che ha fatto è comprarsi una Prius. Ma meglio crearsi la propria realtà e crederci. Più facile avere sogni che ricordi.

Tempo fa mi iscrissi a un corso dell’Indian School of Business del Dr. Rajagopal Raghunathan: A Life of Happiness and Fulfillment. Un corso bellissimo che sviscera i motivi per cui la gente autoboicotta la propria felicità e quali sono le principali cause dell’infelicità delle persone.

Non penso di essere una che della vita ha capito tutto, anzi il contrario. Ma almeno so di non avere rimpianti. E sapete quale è stato il mio vantaggio? che nella vita non ho mai aspettato nessuno.
Ma nessuno proprio. Nessuno. Il fatto di essere figlia unica mi ha reso un pò più egoista, ma sicuramente molto indipendente.
Aspettare gli altri non vi porta tutti insieme alla stessa meta. Ferma solo il vostro viaggio, perchè non esiste una meta, se non sapersi godere il viaggio.

In medicina cinese le decisioni dipendono da 2 organi: fegato e cistifellea. Da noi si dice avere fegato, in Cina si usa dire, di una persona coraggiosa e intraprendente, che ha una “grande vescica biliare”.

Dal punto di vista psichico, nell’uomo il movimento Legno si esprime con la capacità di progettare, sviluppare idee con entusiasmo ed ispirazione creativa, coraggio e ambizione. Il Fegato ha l’incarico del progetto, la Colecisti ha l’incarico della sua realizzazione pratica, della decisione del momento dell’esecuzione.

Il sistema del fegato e colicisti, legati allo stesso movimento dal dualismo Yin e Yang, secondo la medicina cinese si occupano di far fluire liberamente qi (“energia”) e sangue in tutto il corpo, così come un albero fa espandere liberamente rami e radici in tutte le direzioni. Da questo si deduce che tutto quello che ostacola i movimenti emotivi e l’espressione emotiva è negativo per il fegato: tutte le emozioni represse o trattenute sul medio-lungo termine diventano causa di disequilibrio per quest’organo.

Per questo frustrazione, stress, mancanza di libertà ci debilitano e ci rendono più cagionevoli, più deboli, più soggetti a ammalarci.

Fate del bene a voi stessi e al vostro fegato. OSATE!
Cerco più anime ribelli, ma RIBELLI sul serio.

Non i ribelli che non vogliono morire, ma i ribelli che hanno voglia di vivere.